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Scheda Google Business Profile: ecco perché non puoi eliminarla (e ti conviene non farlo)

La Scheda Google Business Profile, presente sul motore di ricerca di Google e su Google Maps, è un’opportunità da cogliere per chi ha un’attività locale. Una recente sentenza del Tribunale di Trani ha poi stabilito che non è possibile richiederne la cancellazione: vediamo il motivo e perché dovresti tenerla monitorata.

Cos’è la Scheda Google Business Profile

La Scheda Google Business Profile, ai tempi Google My Business, è un servizio gratuito fornito da Google che permette di essere presenti nei motori di ricerca Google e su Google Maps.

All’interno della scheda è possibile inserire le informazioni principali relative all’azienda, fotografie, video, pubblicare aggiornamenti, promozioni ed eventi. Queste schede sono create da Google in maniera automatica in base alle informazioni già presenti in rete (come catching provider, lo spiego più avanti) ed è possibile “rivendicare” la propria scheda mediante un procedimento che va a verifica la proprietà.

All’interno della scheda è possibile visualizzare delle informazioni interessanti come le statistiche di ricerca, le parole chiave con le quali viene trovata la scheda, quanti chiamano e a che ora, e soprattutto è possibile gestire le recensioni.

Non mi addentro ulteriormente nelle funzionalità di dettaglio perché sarebbero oggetto di un libro a parte (ho parlato di attività locali nei miei articoli qui, qui e qui).

Perché tenere aggiornata la Scheda Google Business Profile

Come anticipato nell’introduzione, Google rimane il re indiscusso dei motori di ricerca per una larga fetta di popolazione (sulla nuova generazione, invece, il trono sta scricchiolando in favore di TikTok o Amazon). Ancora di più Google Maps nel caso in cui si ricerchi proprio un’attività nelle proprie vicinanze (ed è qui il grande punto di forza della scheda).

Già solo per questo dovrebbe scattare dentro la motivazione a rivendicare la propria scheda e tenerla aggiornata.

Ma cosa significa tenerla aggiornata? Inserendo le informazioni corrette della propria attività (chi è, cosa fa, che servizi offre), aggiornare con frequenza gli orari di apertura e chiusura (soprattutto quelli speciali in particolari periodi dell’anno, come festività natalizie e pasquali), inserire delle fotografie e dei video, rispondere alle recensioni. Questo dovrebbe essere il minimo sindacale per avere una reputazione online accettabile.

Provo a fare un esempio pratico. Negozio di una città con una scheda non presidiata: gli orari presenti sono indicativi, un utente cerca il negozio, vede gli orari (perché pensa che siano quelli reali, è del tutto ignaro che la scheda non sia presidiata, anzi crede che sia del negozio), pensa che sia aperto e invece si ritrova il locale chiuso. Scatta il nervosismo e la recensione negativa. Chi ripasserà successivamente sulla scheda vedrà la recensione e sarà poco propenso ad andarci. In questa maniera si perdono clienti: le schede locali sono visitate da migliaia di persone in un mese, lo vedo nelle statistiche delle schede che gestisco per i miei clienti.

Quindi la parola d’ordine è: aggiornare la scheda!

La sentenza del Tribunale di Trani: non si può chiedere di eliminare una scheda

La sentenza è datata 3 luglio 2022 e si riferisce al caso di un negozio di strumenti musicali che ha chiamato in giudizio Google con la richiesta di rimozione della scheda Google Business Profile, in quanto conteneva “recensioni di natura diffamatoria e con finalità denigratoria, che dette recensioni, rilasciate da numerosi utenti, non sono corrispondenti al vero, eccedono i limiti della continenza espressiva e sono gravemente lesive dell’immagine commerciale dell’impresa; che a causa di dette recensioni ha subito una consistente contrazione del proprio volume di affari, con conseguente diminuzione del fatturato e riduzione delle richieste di acquisto di prodotti“.

Una richiesta che, ad una prima lettura, si potrebbe pensare ammissibile da parte del negoziante. La Giudice, invece, è stata di tutt’altro avviso, configurando l’attività di Google come “catching provider”, nel caso del reperimento delle informazioni da siti terzi e quindi lecito, e come “hosting provider” nel caso delle recensioni e quindi non responsabile nell’azione di monitoraggio preventivo e di rimozione immediata (si può leggere la sentenza qui).

Cosa insegna questa sentenza?

Piaccia o non piaccia la questione è questa: la responsabilità delle informazioni presenti nella scheda è in capo all’azienda che quindi deve gestire in modo corretto, pena la reputazione online (cosa significa reputazione? Non è una brutta parola, significa il modo in cui il tuo brand è considerato nel web).

Cosa puoi fare

Se anche tu hai un’attività, allora non aspettare oltre:

✅ se gestisci già la tua scheda: è il momento buono per cominciare a tenerla maggiormente monitorata. Google sta rendendo questa attività il più semplice possibile perché ora lo si può fare direttamente da Google Maps.

✅ se non gestisci la scheda: è il momento buono per rivendicarla e cominciare a inserire tutte le informazioni che possono essere utili per i tuoi clienti e i tuoi potenziali clienti.

Se in queste attività ti trovi in difficoltà, allora dalla risoluzione ci separa solo una chiamata o un messaggio su WhatsApp

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