/sém·pli·ce/
Se dovessi scegliere un aggettivo molto in voga in questo momento storico, senza dubbio la scelta ricadrebbe proprio su semplice.
Recupero dal dizionario le due definizioni di semplice:
- Che è costituito da un solo elemento, che non è associato o mescolato con altri elementi (si contrappone a doppio, triplo, ecc. o a composto, misto, ecc.).
- Privo di complessità, di difficoltà; facile, elementare: un problema semplice.
La gente chiede semplicità: è una risposta attinente e ricercata nell’ecosistema che stiamo vivendo:
E il sistema risponde offrendo tutto più semplice.
Se svolgo lo sguardo negli ultimi 15-20 anni la necessità di rendere tutto più semplice è ricaduta per prima sul web: per poter digitalizzare più persone possibili e traghettarle verso l’utilizzo massivo di servizi web bisognava rendere tutto più semplice e accessibile alla massa.
Abbiamo affinato le interfacce, ridotto i testi, eliminato le frizioni e le distrazioni. La user e interface experience, UX e UI, per usare due termini tecnici da addetti ai lavori, sono diventati essenziali nel progettare un nuovo servizio web.
Da un certo punto di vista la metodologia era corretta e necessaria: il web doveva fare un salto.
Poi sono arrivati loro: i social network. Il loro sviluppo e, parallelamente, l’offerta di contenuti massivi ha acceso la miccia della guerra dell’attenzione: bisognava catturare più persone possibili. Come farlo? Con la semplicità e la riduzione della lunghezza di contenuto e della semplificazione del linguaggio.
Bisognava competere sul poco tempo a disposizione e per farlo dovevamo rendere i testi facilmente digeribili e fruibili ai più.
Abbiamo cominciato così a semplificare rendendo concetti complessi a poche righe di un carosello.
Il prezzo da pagare per poter essere letti (anche compresi?) dalla massa.
Ma il prezzo che abbiamo pagato di più tutti è stato lo svuotamento di significato di un argomento. Non riusciamo più a tenere l’attenzione e andare oltre un approfondimento che superi le poche righe.
Ho cominciato ad accorgermi di questo atteggiamento anche parlando con le persone: ti chiedono una cosa e oltre i 2 minuti di spiegazione non riescono a mantenere l’attenzione.
Mancanza di voglia?
Mancanza di allenamento?
Mancanza di disinteresse?
Penso un mix di tutto.
Siamo diventati estremamente pigri e annoiati. Annoiati di una noia malata, apatica che non accende nessuna curiosità.
Anche i testi – libri, articoli – si sono estremamente semplificati nel linguaggio, impoverendolo. E basta raffrontare un testo di oggi con quello di appena 20 anni fa. I periodi sono ultra brevi per esprimere un solo concetto alla volta. I paragrafi lo sono altrettanto. Abbiamo attivato la “lettura breve” per cogliere nel testo solo i concetti essenziali che ci interessano in quel momento.
Evidente questo fatto con l’AI Overview nei motori di ricerca: ci basta il paragrafo di poche righe in alto (dove l’IA ci ha riassunto e confezionato per bene) per soddisfare la nostra risposta.
Il problema è che su argomenti complessi non esiste una spiegazione semplice.
E se lo facciamo, ne perdiamo il significato. Lasciamo indietro pezzi importanti.
Per fare un esempio: la situazione politica, sociale e ambientale non sono argomenti semplici e non possono essere ridotti a semplicità. Eppure non possiamo nemmeno scansarli, evitarli, perché riguardano la nostra vita sociale da cui dipende la nostra quotidianità.
Certamente non si chiede di trovare una soluzione a problemi complessi ma provare a comprenderli sì. E ognuno quotidianamente ha le sue battaglie da portare avanti – più o meno gravi – e può dedicare solo in parte attenzione a problemi di un grado più elevato.
Che fare quindi?
Non ho una soluzione in mano. In verità a volte mi sento sopraffatta dall’indifferenza altrui. Il massimo che posso fare è proprio il mio fare quotidiano, un lavoro di consapevolezza per provare a stimolare l’attenzione e la curiosità.
Ho però una proposta.
Per te che sei arrivato fin qui nella lettura e ne hai compreso il significato, te la sentiresti di accendere la consapevolezza di qualcun altro?


