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Distretti del commercio: come farli decollare?

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Distretti del commercio: come farli decollare?

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In Friuli Venezia Giulia si fa un gran parlare di distretti del commercio, ma cosa sono? A chi sono utili? Quali sono le modalità che servono per attuarli in maniera efficiente ed efficace?

Cosa sono i distretti del commercio

Secondo la definizione trovata sul sito della Regione Friuli Venezia Giulia, i distretti del commercio sono “ambiti territoriali di aggregazione tra imprese, formazioni sociali e soggetti interessati a livello locale, finalizzati alla valorizzazione e rigenerazione dei centri cittadini e delle aree urbane a vocazione commerciale, anche mediante la realizzazione di progetti volti a promuoverne e valorizzarne storia, cultura e tradizioni, a rivitalizzarne l’attrattività turistica, a creare occasioni di aggregazione e di socialità, a valorizzare l’offerta di prodotti del territorio a chilometro zero e a basso impatto ambientale, definiti ai sensi dell’articolo 10 della legge regionale 3/2021″.

I distretti del commercio sono di due tipi:

  • Comunali, cioè attuati da comuni con più di 10 mila abitanti
  • Sovracomunali, cioè attuati da più comuni insieme con un comune capofila con più di 10 mila abitanti.

La Regione, attuando i distretti e mettendo a disposizione dei contributi economici per attivarli, ha l’obiettivo di promuovere il commercio come fattore strategico di sviluppo economico sostenibile, di coesione e crescita sociale, di mezzo per la valorizzazione delle risorse del territorio.

A chi sono utili?

All’interno del progetto di distretto, la Regione indica che ci siano interventi di rigenerazione urbana dei centri cittadini, per aumentare l’attrattività, la fruibilità, la visibilità e la qualità della vita dell’intero territorio di riferimento.

Un progetto non semplice, molto articolato, che deve andare a fondo delle esigenze reali – e non percepite – di un territorio e dei suoi residenti. Dovrà essere molto chiaro nel chi andrà a definire il progetto che i veri beneficiari del progetto dei distretti del commercio non saranno i commercianti ma il territorio stesso e i suoi abitanti. I commercianti saranno uno dei mezzi con cui attuare gli obiettivi stabiliti dalla Regione in questo bando di contribuzione.

Sembra scontata questa precisazione ma è lì che bisogna fare attenzione, perché è facile trasformare qualcosa di utile per la collettività in qualcosa di utile solo per pochi.

Come attuare i distretti del commercio in modo efficiente ed efficace?

Proprio ieri leggevo di un Comune della Regione che avvierà il progetto di distretto, dichiarare che metterà sul piatto l’iniziativa della “consegna a domicilio come contrasto all’uso dell’e-commerce”. Cosa mi dice una simile dichiarazione? Che non si è capito che la finalità del distretto non è il commerciante o le attività produttive, ma i cittadini di quel territorio di riferimento.

C’è un’altra questione importante: questo tipo di iniziative hanno ben poco di innovativo (esistono da tantissimo tempo) inoltre essere convinti che con la consegna a domicilio si vada a competere con il commercio online fa trasparire che:

  • Si ha poca conoscenza dell’ecosistema commerciale in atto in questo momento
  • Non si conoscono a fondo le abitudini delle persone (suddivise perlomeno in fasce d’età)
  • Non si è consapevoli che la consegna a domicilio non è sostenibile e gestibile da tutti
  • Pretendere di affossare l’e-commerce è un’utopia bella e buona.

Quindi che si fa?

Intanto bisognerebbe porsi una domanda: “Di cosa hanno bisogno i cittadini (e i turisti) di quel territorio per migliorare il loro benessere?”. Facile? Beh, no. Perché rispondere a questa domanda non è così immediato e sicuramente non si può rispondere a percezione o, peggio ancora, per sentito dire da qualche persona al bar o incontrata per strada.

Occorrono in primis azioni mirate e precise che aiutino a recuperare informazioni e dati dei cittadini di quel territorio.

Parallelamente occorre anche recuperare informazioni sulle realtà commerciali di quel territorio ma che non siano solo “quantitative” (cioè dimensioni, bacino di utenza…) ma soprattutto “qualitative”, cioè devono mirare a conoscere il livello formativo di quelle realtà, sapere quali e quante cose possono fare.

Come dicevo prima: è inutile fare proclami sulla consegna a domicilio quando i piccoli commercianti non hanno né la formazione né le risorse per poterla gestire. Ci si dimentica infatti che la consegna a domicilio è un servizio ad alto tasso di logistica e che le persone sono ormai abituate a ricevere un servizio di alta qualità con gestione dei casi non positivi.

Bisogna partire dai bisogni e dalle esigenze delle persone per cominciare a disegnare e progettare le azioni che occorrono. Il concetto è sempre quello, come ho scritto anche nell’articolo “Creare prodotti che i clienti vogliono o fare quello che dicono i clienti?“. Non si scappa!

Conclusione

Per un reale cambio di passo che sia veramente utile al territorio sono necessarie azioni ben studiate e progettate, altrimenti si corre il rischio di replicare con lo stampino progetti di altri territori senza tenere conto delle reali esigenze.

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