Clubhouse

Clubhouse: un commento sincero

Clubhouse è il nuovo imperante social network che arriva dagli Stati Uniti e che da qualche settimana – con il ben noto principio di scarsità – sta creando un’alta aspettativa. Si entra solo su invito (o su nomina di una persona che è già all’interno) ed è disponibile per il momento solo per i possessori di iPhone. Dentro da una decina di giorni, ecco cosa ne penso.

Come funziona Clubhouse

Come funziona questa app e perché moltissimi ne sono rapiti? L’interfaccia al momento è davvero molto semplice, con pochissime funzioni ma il vero cuore di questo social è che c’è solo voce: nessun video, nessun like, nessun commento. Nel proprio profilo è possibile mettere una piccola biografia, l’account Instagram e Twitter (per saperne di più clicca qui, per scaricarla clicca qui).

Si entra ( solo con invito o nomina di altri) con il suggerimento di mettere il proprio nome vero e una username, si può seguire altre persone e si possono creare delle room (stanze) che hanno lo scopo di iniziare una conversazione. In queste room c’è un moderatore, degli speaker e degli uditori e le stanze possono essere: Open (aperte a tutti), Social (con chi si segue) oppure Closed (solo con chi si sceglie). Cosa da non dimenticare: sono tutte in diretta e non vengono registrate, per cui bisogna essere presenti all’appuntamento se si vogliono seguire delle Room a cui si è interessati.

Semplicissimo.

L’effetto a catena

In pochissimi giorni, grazie al passaparola e all’effetto élite dell’ingresso solo su invito, si è creata un’altissima aspettativa. Si sono riversate all’interno diverse personalità: dai giornalisti ai politici, dalla gente comune agli immancabili marketers che mai occasione fu lieta per aumentare la propria visibilità. E infatti sono nate decine di Room chiamate “Come fare digital marketing”, “Come aumentare i lead”, “Come e chi più ne ha più ne metta”, … [Cari marketers non me ne vogliate, è chiaramente una battuta].

Le mie osservazioni su Clubhouse

Ho partecipato a un paio di Room per capire “l’effetto che fa” e riuscire a entrare nel meccanismo degli obiettivi di questo social network. Ecco cosa ne ho tratto da un punto di vista speaker:

  1. Partecipare solo con audio è senza dubbio più complesso perché non si riesce a capire quando inserirsi nella conversazione e ad acquisire il giusto tempo
  2. Non vedendo gli sguardi degli altri si fa fatica ad immergersi in una vera e propria discussione coinvolgente
  3. Si perde maggiormente l’attenzione del discorso (magari si fa altro, come suggerito dall’app stessa nelle FAQ) e ci si concentra più a quello che si deve dire che ad ascoltare

Bastano queste tre osservazioni per capire come ci stiamo sempre più evolvendo verso una società impegnata sempre e solo sull’esaltazione dell’individuo che all’ascolto e alla comprensione dell’altro. È – mi rendo conto – una dichiarazione molto forte, forse anche già sentita e risentita. Di contro voi mi direte: “Ma ci sono gli uditori!”. Vero, vorrei capire però quanto rimane dei fiumi di parole che vengono detti. L’idea che mi sono fatta è che in fondo sia solo apparenza, metto la mia bandierina per far vedere che ci sono e soddisfare il principio della riprova sociale.

Discutibile questa parte delle linee guida in cui si invita a provare il multitasking:

clubhouse-multitasking

Il nodo tempo

Un’altra osservazione che faccio è verso la questione tempo. Penso che sia innegabile la svariata quantità di ore che è necessario dedicare per creare una Room, parlare e/o udire e sarebbe interessante fare un calcolo di un ipotetico costo/opportunità.

Un libero professionista ha il dovere di dare un valore economico alla propria ora e se decide di dedicare diverso tempo a questo tipo di social ai soli fini di acquisizione di visibilità o clientela ne deve fare i conti. La vera riflessione è riferita al ROI di una tale attività: quale è il suo valore? La probabilità di trovare un cliente attraverso una Room c’è davvero? O è talmente bassa da vanificare ogni sforzo?

Infine…

Mi rendo conto di essere stata molto critica finora ma non voglio distruggere in toto questo strumento. Se usato con un grano salis penso possa diventare un buon veicolo di idee, soprattutto a livello politico. Ogni Room penso debba porsi degli obiettivi: la conversazione deve costruire qualcosa di utile. Altro punto a favore è l’assenza di like e commenti, una vera boccata d’ossigeno rispetto al resto mondo social e – al momento – non ci sono tracciamenti di alcun tipo. E non è poco.

Concludendo con ironia: abbiamo cominciato a parlarci al telefono, poi siamo passati ai messaggi scritti, poi ai vocali e ora ritorniamo a parlarci, ma non al telefono. Finita la pandemia butteremo lo smartphone per poterci riabbracciare tutti.

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